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IL VIRUS DELLA POLIZIA DI STATO

Informatica Nuscana di Gianfranco Bruno
Pubblicato da in SICUREZZA ·

‘Accusato’ dal pc di pedopornografia. «Ora ci scherzo su, ma ho avuto paura»



Una schermata sul computer, una webcam che si attiva: un 38enne ‘imputato’ di aver visitato siti con contenuti anche terroristici. Ma era un tentativo di truffa
Benevento – Proviamo ad immaginare la scena. Una persona seduta di fronte al suo computer. Sta navigando in rete, un’occhiata alle notizie, l’attenzione che viene richiamata all’improvviso dalla comparsa di un ‘messaggio’ che mette i brividi. Con parole che l’inchiodano a comportamenti che non ha mai avuto. Alla frequentazione di siti a contenuto pedopornografico e terroristico. Ad una inquietante e squallida morbosità che non ha mai coltivato. Secondi lunghissimi, il terrore di essere incappato nelle maglie della giustizia senza aver fatto alcunchè. Prima di scoprire di essere stata solo una delle vittime di un tentativo di truffa via web. Tantissimi i casi registrati al Nord, ora il fenomeno si è spostato nelle regioni meridionali. Anche a Benevento.

Ne sa qualcosa un 38enne che lavora nel settore commerciale. Racconta la sua disavventura ad Ottopagine, nella speranza che possa essere utile agli altri. Il nastro si riavvolge. «Alcuni giorni fa – spiega – il mio pc ha cominciato a fare le bizze, non funzionava più. Ho un amico che in queste cose sa metterci le mani, l’ho chiamato e gli ho consegnato il mio apparecchio, perchè lo aggiustasse. Detto fatto. Tornato a casa, l’ho acceso ed ho atteso, poichè era fermo da un bel pò, che venissero scaricati tutti gli aggiornamenti» . Operazioni di routine per chi sa maneggiare mouse e tastiere. Una volta concluse, il malcapitato si è connesso ad internet. «Lo faccio più volte in una giornata, anche e soprattutto per ragioni professionali», aggiunge. La bruttissima sorpresa è dietro l’angolo. Si materializza come un fulmine a ciel sereno. «Il computer è andato in tilt all’istante, non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. Ho pensato che la riparazione non fosse stata fatta al meglio…».

Niente di tutto questo. Il video è stato infatti ‘invaso’ da una schermata sulla quale campeggiavano, in un italiano zoppicante, la scritta Polizia di Stato ed un vero atto di accusa. «Il suo pc è stato bloccato perchè lei ha visitato siti a contenuto pedopornografico e terroristico, o ha giocato d’azzardo…». Roba da matti, deve essersi detto in quei momenti il 38enne. «Sono rimasto di sasso, non sapevo cosa fare. Dopo qualche attimo, si è attivata una web cam che mi ha ripreso, ‘avvertendomi’, pensate un pò, che le immagini sarebbero state utilizzate per perseguirmi ai fini penali…». Non è finita, perchè l’ulteriore tappa di una successione diventata infernale, è stata l’indicazione della ‘via di uscita’.

Eccola: «Le trasgressioni possono essere sanate con una tassa di 100 euro da versare entro 48 ore. Se non pagherà, saranno automaticamente effettuate indagini sul suo conto». Una pausa, poi il nostro interlocutore continua. «E’ evidente che dopo le ultime frasi ho avuto il dubbio che si trattasse di un raggiro sul quale, adesso, riesco anche a scherzare. Mi creda, però: quel lasso di tempo che ho vissuto paralizzato dalla paura di poter finre nei guai senza alcuna responsabilità, non lo dimenticherò mai…». Il 38enne ha poi telefonato alla Polizia, che, oltre ad invitarlo, ovviamente, a non sborsare alcuna cifra, ha provveduto a rassicurarlo, riferendogli, appunto, l’esistenza di numerosi casi dello stesso genere. E’ l’ennesimo capitolo di un fenomeno, quello delle truffe via web, in costante ascesa anche nella nostra provincia. Lo conferma il lavoro della sezione della polizia postale, che da tempo è impegnata in attività investigative, costellate da denunce ed arresti, contro il phishing. Si tratta dell’accesso a informazioni personali o riservate attraverso messaggi di posta fasulli o istantanei che, imitando grafico e logo dei siti istituzionali, inducono l’interlocutore a rivelare dati come numero di conto corrente o di carta di credito. A tutto ciò si aggiungono poi i casi di acquisti sulla rete di merce pagata e mai ricevuta, o comprata con i soldi… altrui. Senza dimenticare – ed è questo il versante più agghiacciante – la lotta alla pedopornografia. Quella che purtroppo esiste, e non certo nelle schermate dei truffatori.
ARTICOLO TRATTO DA OTTOPAGINE.NET






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